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JONIA-TAORMINA-ETNA. Dopo l’abolizione delle province, può nascere un distretto a forte vocazione turistica

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Dopo l’abolizione delle province siciliane, operata in anticipo rispetto al resto d’Italia, al fine di ridurre i costi della politica e razionalizzare il territorio regionale, si discute in concreto sui nuovi assetti territoriali. I comuni della Riviera Jonica, o almeno finora alcuni di essi, dovrebbero confluire in un consorzio che va fino a Giarre. Questa distretto avrebbe già un nome: Consorzio “Jonia-Taormina-Etna”. A gettarne le basi è stato il sindaco di Taormina Eligio Giardina, con l’idea di dar vita ad un distretto territoriale avente una ben precisa identità, fondata principalmente sulla vocazione turistica.  «Con questo Libero Consorzio – ha dichiarato Eligio Giardina – abbiamo finalmente l’opportunità di mettere in sinergia le varie tipologie di turismo e di prodotti enogastronomici offerte dai nostri variegati territori, sicuramente diversi l’uno dall’altro, ma allo stesso tempo complementari in quanto, interagendo insieme, la diversità diventa una ricchezza ed un valore aggiunto anziché restare relegata in sterili compartimenti stagni».

Nel distretto dovrebbero rientrare anche i comuni della Valle dell’Alcantara. Si tratterebbe quindi di S. Domenica Vittoria, Roccella Valdemone, Malvagna, Mojo Alcantara, Francavilla di Sicilia, Motta Camastra, Gaggi, Graniti, Giardini Naxos, Castelmola, Letojanni, Mongiuffi Melia, Roccafiorita, Gallodoro, Forza d’Agrò, Savoca, Limina, Casalvecchio, Antillo, S. Alessio Siculo e S. Teresa di Riva (appartenenti finora alla provincia di Messina, nonché quelli di Castiglione di Sicilia, Randazzo, Bronte, Maletto, Piedimonte Etneo, Linguaglossa, Calatabiano, Fiumefreddo, Mascali, Giarre e Riposto, sino ad oggi appartenuti alla provincia di Catania. Altri comuni come Roccalumera, Nizza, Alì Terme, pagliara, Mandanici, Alì Superiore, Scaletta e Itala dovranno scegliere se rientrare nell’“orbita” di Taormina piuttosto che nell’area metropolitana di Messina, così come i paesi etnei limitrofi a Giarre, come S. Venerina, Milo, S. Alfio e Zafferana Etnea, lo dovranno fare rispetto a Catania.

Nel Consorzio “Jonia-Taormina-Etna” confluirebbero, dunque, più di trenta Comuni per un totale di circa centosettantamila abitanti (la normativa al riguardo predisposta dal Governo regionale autorizza, infatti, la costituzione di consorzi di questo tipo solo a condizione che abbraccino una popolazione residente pari ad almeno centocinquantamila unità). Dal canto suo, il sindaco di Taormina ha già informalmente parlato di questa nuova “creatura” al presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta, il quale l’avrebbe vista di buon occhio.

Sono però già sorte alcune questioni sulla leadership del consorzio, rivendicata oltre che da Taormina, anche da Giarre. Quest’ultima, se non può vantare la stessa fama turistica, dispone di un maggiore sviluppo commerciale. Sia Taormina (Trappitello), che Giarre (Riposto), un po’ meno la Riviera Jonica e l’Alcantara, dispongono inoltre delle infrastrutture necessarie ad un siffatto consorzio. Giarre è più popolosa, ma Taormina è più centrale. E’ da sperare che si risolvano queste questioni campanilistiche e che quest’operazione vada in porto, perchè si verrebbe a creare un distretto omogeneo su un territorio caratterizzato dalla particolare bellezza storico-naturalistica, senza nulla togliere alla bellezza di Messina e Catania, in parte però alterata dall’urbanizzazione. Le spiagge della Riviera Jonica sono ancora per buona parte da valorizzare, mentre nella Valle dell’Alcantara è presente un’agricoltura di qualità, anche se ancora troppo di nicchia. Giarre reciterebbe comunque un ruolo più centrale sganciandosi da Catania, mentre la leadership di Taormina ne accrescerebbe l’importanza, anche se soprattutto formale, dato che per le sue particolari caratteristiche territoriali, difficilmente potrà svilupparsi ulteriormente.

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