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LA CANNABIS E’ DROGA LEGGERA. LA CORTE COSTITUZIONALE ANNULLA LA LEGGE FINI-GIOVANARDI. Ritorna in vigore la legge Jervolino, le nuove regole

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A seguito della Legge Fini-Giovanardi,  la cannabis era trattata allo stesso modo di eroina e cocaina, con reclusione da 6 a 20 anni, mentre in caso della concessione delle attenuanti per fatti di lieve entità la reclusione era comunque da 1 a 6 anni. Era punito penalmente chi acquistava, riceveva a qualsiasi titolo o comunque illecitamente deteneva sostanze stupefacenti destinate ad un uso non esclusivamente personale, o per quantità o per altre circostanze dell’azione.

Sono stati i legali di un uomo di Trento che fu condannato a quattro anni di reclusione perché trasportava hashish a portare davanti alla consulta la legge Fini-Giovanardi. Si chiedeva ai giudici costituzionali di valutare se la normativa fosse in linea con l’art.77 della Costituzione, ovvero sull’esistenza dell’ effettiva necessità e urgenza necessaria per emanare i decreti legge, che ha fatto nascere la Fini-Giovanardi.  La corte ha censurato il fatto che le norme antidroga siano state inserite nel  Decreto legge sulle Olimpiadi invernali di Torino del 2006, con emendamenti estranei all’oggetto e alle finalità del decreto. Tra le motivazioni si spiega come: «Furono inseriti emendamenti estranei all’originalità del decreto». Poiché una parte consistente della Fini-Giovanardi è stata ritenuta incostituzionale, secondo la prassi consolidata si tornerà alla legge precedente varata nel 1990, la Iervolino-Vassalli, a sua volta corretta dal referendum sulle droghe leggere del 1993 che ha abolito la pena carceraria per l’uso personale di droga.

Torna soprattutto la distinzione tra droghe leggere (marijuana, hashish) e droghe pesanti (eroina, cocaina, amfetamine, mdma, lsd e così via). Se fino a oggi uno spacciatore di eroina era equiparato a uno spacciatore di cannabis ed entrambi rischiavano da sei a venti anni di carcere con una multa dai 26mila ai 260mila euro, ora il secondo pusher avrà pene più attenuate: da due a sei anni con multa da 5164 a 77.468 euro. Rimane anche nella Iervolino-Vassalli la cosiddetta “lieve entità”, punibile con la reclusione da uno a cinque anni per le sostanze pesanti  e da sei mesi a quattro anni per la cannabis.

Rimangono anche le tabelle che indicano il limite tra consumo personale e spaccio, per ogni tipo di sostanza psicoattiva. Il giudice però potrà ora prendere in considerazione non soltanto i milligrammi di principio attivo posseduti, ma anche le circostanze personali dell’imputato, la sua storia e insomma può decidere autonomamente se si tratta davvero di spaccio. Inoltre, recentemente la Cassazione ha stabilito che produrre piantine di marijuana in casa non è reato.

La Vassalli-Iervolino ha comunque un impianto punitivo anche per le droghe leggere”, prevede il richiamo da parte del Prefetto. Se la persona trovata in possesso di una modica quantità di sostanze non segue un percorso terapeutico, allora scattano delle sanzioni amministrative come il ritiro della patente, il divieto di espatrio, l’obbligo di firma. Fino a oggi invece queste sanzioni scattavano in automatico, a prescindere se il colpevole avesse deciso di affidarsi a una struttura terapeutica.

Una delle maggiori conseguenze del verdetto è che molte meno persone entreranno in carcere e almeno 10mila sono i detenuti che  potrebbero beneficiare immediatamente della sentenza. Ad oggi quattro detenuti su dieci (38%) si trovano dietro le sbarre per la violazione del solo art. 73 della Fini-Giovanardi che riguarda la detenzione di sostanze stupefacenti, mentre nel 2006 erano il 28%. Almeno il 14% delle persone in carcere per droga sono state condannate per la coltivazione domestica e la detenzione di modesti quantitativi di marijuana, mentre addirittura il 78,5% dei segnalati alla prefettura sono consumatori di hashish o marijuana.

Queste disciplina ora più moderata deve comunque essere affrontata da chi non vuole rinunciare ad utilizzare la Marijuana. A fronte di ciç, coloro che si battono per la legalizzazione dell’erba affermano che si si tratta di una sostanza naturale, usata fin dall’antichità. Che non presenta effetti nocivi per la salute maggiori di quelli del tabacco e anzi che il principio attivo viene già utilizzato in molti paesi a fini terapeutici. Che non altera la coscienza soggettiva come fa l’alcol, ma che anzi aiuta la socializzazione e stimola la riflessione. E soprattutto, che la repressione non ha fatto altro che alimentare i proventi delle mafie, senza diminuirne l’uso, ma anzi lasciando i consumatori nella mani degli spacciatori che vendono marijuana alterata e possono spingere all’utilizzo di droghe pesanti, quando sotto il monopolio statale, la cannabis potrebbe diventare un volano di sviluppo economico e fiscale.

Non è quindi corretto equiparare i derivati della cannabis alle altre droghe e nemmeno all’alcol. Resta però una questione, perché lo stato dovrebbe tollerare una sostanza che può comunque condurre all’utilizzo di sostanze molto più pericolose. La risposta dipende dall’idea che abbiamo dell’uomo, l’uomo deve cioè essere controllato o deve sviluppare da sé l’autocontrollo?

 

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