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I TAMBURI REGGAE. Storia della musica Reggae e sua filosofia

marley

Tanti apprezzano la musica Reggae, ma non molti sanno che questo sound nasce innanzitutto dal rullo di tamburi che gli schiavi neri usavano per superare lo sforzo e farsi coraggio durante il lavoro nelle sterminate piantagioni americane. Uomini che vennero rapiti e trattati come bestie parlanti, per oltre 400 anni, dai colonizzatori di ogni stato dell’Europa occidentale, dalla Svezia al Portogallo, e per ultimi gli italiani, che come per recuperare il tempo perso a combattersi fra loro, nel 1945, con la dittatura di Mussolini, concentrarono sull’ Abissinia una violenza  perpetrata con metodi se possibile peggiori di quelli dei nazisti.

Gli schiavi venivano barattati con cianfrusaglie, alcol o armi e quando possibile si utilizzava la strategia di mettere contro delle tribù, per allearsi con una di loro e fare schiavi i prigionieri. Si stima che almeno 15 milioni di africani furono condotti forzatamente nel nuovo continente, ma per ognuno di questi molti altri morivano durante la cattura o il trasporto. Quelli che riuscivano a sopravvivere nelle stive umide e maleodoranti, incatenati e stipati come bestie, costretti per i lunghi mesi allora necessari ad attraversare l’atlantico, si portavano dietro, insieme alla fame, la propria cultura, in primo luogo la musica.

Anche la musica africana era povera, infatti era fatta di tamburi e percussioni ricavati da parti di animali e alberi. Quei tamburi diventeranno però poi strumento che fece della musica caraibica un’arma dalla forza inaspettata, con cui i bianchi, nonostante la tecnologia, dovettero fare i conti. Infatti, il primo genere musicale sviluppatosi sull’isola di cui abbiamo notizia è quello delle Worksongs degli schiavi africani. Si tratta di canti nati nel XVII e XVIII secolo nelle piantagioni per ritmare, sincronizzare e lenire il duro lavoro. Caratteristica musicale delle Worksongs è il ritmo percussivo dato dai tamburi Burru, propri della tradizione del popolo africano degli Ashanti, e spesso proibiti dai colonialisti (intimiditi da possibili sortilegi Voodoo e dall’eventualità di sedizioni). In tal caso i tamburi venivano rimpiazzati con oggetti sonori adatti a fare ritmo, detti Rumba-Boxes, Shakers e Saxas, provenienti dalle tradizionali percussioni della cultura africana, come il Sansa.

Le Worksongs rappresentano un atto di memoria storica tramandato attraverso i tamburi. Quei ritmi, fondendosi infatti con altri generi come il blues, il gospel o il Jazz, generarono il reggae, una musica al contempo apollinea e dionisiaca, perché alle sonarità solari di contaminazione, si aggiungevano i ritmi dei tamburi tribali e testi estremamente seri, densi di sofferenza ma mai di rassegnazione, e che, anzi, esortano alla lotta per la giustizia. Una musica armoniosa, ma che dava forza fisica e psichica, perché era anche una filosofia, il Rastafarianesimo.

Il Rastafarianesimo si presenta come erede del cristianesimo, così come questo lo fu dell’ebraismo. Si fonda sulle dottrine divulgate dal sindacalista, poeta e predicatore Marcus Mosiah Garvey. Garvey, giamaicano, predicava il ritorno in Africa da parte di tutti i neri del mondo per sfuggire al colonialismo, creò una compagnia di navigazione, la Black Star Steamship col compito di trasportare passeggeri di colore all’interno dell’arcipelago delle Antille, in aperta opposizione con le altre compagnie che da anni avevano istituito la segregazione. Fu anche il fondatore dell’associazione Universal Negro Improvement Association and African Communities League e della rivista Negro World.

Salito al trono d’Etiopia Tafarì Maconnèn, nel 1930, con il nome di Hailé Selassie e con i titoli di Re dei Re (Negus Neghesti), migliaia di crisitani riconobbero in lui Gesù nella Sua Seconda Venuta, essendo egli diretto discendente della Tribù di Giuda. Infatti, la chiesa ortodossa etiope Tewahedo, affonda le sue Radici nell’incontro tra Re Salomone (figlio di Davide) e la regina di Saba, episodio narrato nella Bibbia e nell’antico libro chiamato Kebra Nagast, appartenente alla tradizione della Chiesa Ortodossa etiope, e dal quale si fanno risalire le radici giudaiche ante-evangelizzazione di tale chiesa. L’Etiopia rappresenta l’unico caso di cristianesimo “africano” autoctono, non d’importazione europea, anche perché  tale tradizione si ritiene di diretta derivazione apostolica, tramite San Matteo.

Già negli anni ’20 Garvey aveva profetizzato per l’Africa la venuta di un grande leader nero capace di ricondurre nella terra dei propri avi tutti i discendenti degli schiavi africani sparsi per il mondo e Selassié divenne così il Messia di Jah (nome che danno i Rasta a Dio, ma esso è lo stesso contemplato dalle religioni Ebraica e Cristiana).  Selassie Tafarì Maconnèn (da cui il nome Rastafari: Tafarì, che letteralmente significa senza paura, più ras che significa capo), fu ammirato anche per la sua strenua opposizioni contro Mussolini e i suoi discorsi a favore dell’autodeterminazione dei popoli.

Sulla scorta del profeta Garvey, i Rasta sostengono innanzitutto la necessita’ di un ritorno degli africani nelle terre di origine, intesa anche come una liberazione definitiva da ogni forma di oppressione di cui gli europei e gli americani, anche dopo la fine dello schiavismo e del colonialismo, continuano a rendersi protagonisti, imponendo la loro superiorità attraverso un sistema sociale ed economico iniquo: Guerra (war) contro Babilonia (babylon), rifiutando babylon (exsodus) riscoprendo le proprie origini (so much things to say) e perseguono l’amore per l’intera umanità (one love). Per questi motivi, i Rasta respingono la gelosia, l’odio, la cattiveria, l’invidia e l’ingiuria, rifiutano la mondanità e l’edonismo tipici delle società moderne, sono profondamente pacifisti salvo che per legittima difesa.

I Rastafariani accettano gli insegnamenti di Gesù dell’antichissima tradizione etiopica ortodossa, credono però nel millenarismo, ovvero nell’idea che il Cristo debba instaurare un regno terreno prima della fine del mondo. Infatti, la Chiesa Ortodossa Etiope a cui si ispirano presenta un’ulteriore particolarità perché è Miafisita (da cui il nome Tewahedo). Il miafisismo è una dottrina secondo la quale in Gesù Cristo c’è una sola natura, nata dall’unione della divinità e dell’umanità, mentre con il Concilio di Calcedonia (451), il credo ecumenico introdusse la concezione delle due nature di Cristo e per questo nei decenni successivi le Chiese miafisite si allontanarono dalle altre Chiese della Cristianità,  cattoliche e ortodosse. Tale dottrina ben si concilia con le idee Rasta sulla sacralità della natura, perché dire che la natura di Cristo è unica significa dire che la divinità è anche nella natura stessa. Molti Rastafari non credono, infatti, alla salvezza dell’anima, ma ad un ritorno alla terra promessa Zion (l’Etiopia, Terra dei padri, Africa Unite) intesa non tanto come una sorta di Paradiso Dantesco, ma come fusione primigenia con la natura, considerata essa stessa divina. Zion simboleggia l’energia che costituisce l’universo e che ne determina il divenire secondo la volontà di dio (Jah). I Rasta sono quindi portatori di un cristianesimo influenzato sia dalle antichissime tradizioni della madre Africa strettamente legate al rapporto con la natura, sia dalla cultura di quel variegato luogo di conquistatori, mercanti e pirati che erano i Caraibi, ad esempio il Voo Doo così come il Buddhismo, oltre al cattolicesimo europeo. Un cristianesimo che non contemplando la salvezza dell’anima non è positivo come il cristianesimo tradizionale, ma predicando la divinità della natura non è nemmeno negativo come il Buddhismo.

I seguaci di Jah rifiutano di cibarsi con prodotti che non derivano direttamente dalla terra, la carne è esclusa dalla dieta in quanto il suo consumo significherebbe provocare la morte ad un essere vivente verso la quale ognuno deve rivolgersi con rispetto. I Rasta sono convinti che la Marijuana (Cannabis Sativa) sia in grado di accrescere la propria autocoscienza per entrare in contatto con la verità di Jah e del mondo, infatti viene considerata il seme della saggezza. A differenza di quanto si può credere, la religione Rastafari non è però per niente permissiva e, anzi , si dimostra intransigente nei confronti delle sigarette,del l’alcol e tutte le droghe chimiche .

I Rasta possiedo un proprio linguaggio, che è una variante dell’inglese (mai completamente accettato dalle colonie) contaminata con le varie  lingue che si parlavano in Giamaica all’epoca del colonialismo e che possiede delle proprie regole grammaticali e di sintassi, oltre a caratterizzarsi per la particolare pronuncia e per essere scandita da una caratteristica gestualità. Ad esempio i Rasta usano “ME” al posto di “I” alla prima persona per indicare la riduzione ad oggetto dei rasta ridotti a schiavi e perseguitati, mentre usano “I” solo per indicare la dimensione spirituale. Se noi (we) si riferisce alla comunità si usa I and I, per esempio: The Lord is I n I shepered. Legate al medesimo pronome sono le cosiddette I-words, parole Rasta la cui prima sillaba è sostituita con la vocale I in base all’assonanza: I-cient (“ancient ”), I-dren (“brethren”,“brother”), I-man (“amen”), I-ration (“celebration”, “creation”), I-vine (“divine”), I-ver (“ever”), I-ssembly (“assembly”), I-ses (“praises”), I-quality (“equality”), I-tiopia (“Etiopia”), I-nity (“unity”), I-rits (“spirits”). Si può sostituire anche l’ultima sillaba, come in Rastafar-I. Altre particolarità grammaticali sono che i nomi non vengono mai usati al plurale (se non raramente con la posposizione -dem, es.:  man-dem, “the men”). La forma ausiliare del verbo “to be” è spesso sostituita con a.  Esempio: Mi a rait, “I’m writing”, oppure Mi a di tiicha,“I’m the teacher”. In forma locativa si usa de a. Esempio:Wi de a Jamaika,  “We are in Jamaica”. La preposizione a è anche usata per in, at, to. I termini indicanti degrado sono accentuati dall’anteposizione della particella down, per marcarne la gravità: downpression per “oppression”, downstroyed per “destroyed ”. In modo opposto possono essere usate le preposizioni high- e over- (high-erstand, over-stand per “understand ”, ecc.). Pan sostituisce “upon”. Im può significare tanto “he” quanto “him” (e anche “she” o “her”), mentre wi sostituisce “us”, mentre dem traduce “they”, “them”e “their”. La parola man, come il pronome I, acquista una valenza spirituale significante integrità e onestà, opposta al temine men che, invece di indicare il plurale come in inglese, indica malvagità. Lo stesso vale per woman e women. L’espressione this (o that) man non significa “quest’uomo”, bensì può sostituire la seconda persona singolare (Why that man sing? equivale a “Why do you sing? ”). Esclamazioni forti come Blood n Fire! sono usate per esprimere disapprovazione.I Rasta usano inoltre chiamare la loro terra Jah Make Ya, “Dio Ti ha Creato”, al posto di Jamaica.

Il movimento non e’ mai diventato un organizzazione di tipo gerarchico, poiché si basa su i principi della non-violenza e dell’uguaglianza. La filosofia Rastafari (livity) è simboleggiata dal tricolore della bandiera etiope: verde, colore della terra, della natura, dell’Africa, associato alle lussureggianti foreste dell’isola di Giamaica, culla del culto Rasta; oro, colore del sole, del grano, della regalità, simbolo dello splendore della luce dell’impero di Jah Rastafari; rosso, colore del sangue, del fuoco, della passione, e della musica che nasce per non dimenticare, il Reggae, Chant down Babylon, “Canto contro Babilonia”, forma espressiva essenziale per la sopravvivenzadi una tradizione culturale e di un popolo. Tre colori, indissolubilmente legati nello stendardo del Leone di Giuda.

Tipico dell’aspetto fisico dei Rasta sono i dreadlocks (ricci spaventosi), lunghe ciocche di capelli annodati, ispirati alla criniera del leone, simbolo della Tribù di Giuda e successivamente della musica Reggae. Essi portano i capelli così lunghi perchè secondo le loro leggi non possono tagliarli. Questo dovuto al fatto che la Bibbia riporta un passo che dice testualmente: “Non si taglino i capelli, prima della liberazione dei figli di Giuda da Babilonia”.

di Maurizio Parisi

Testo di un discorso di Marcus Garvey

Here is no future for a people who deny their past. My Foreparents, My Grandparents, My Mother, My Father did not suffer and die to give me an education to slight, oppress or discourage my people. Whatsoever education I acquired out of their sacrifice of over 300 years, I shall use for the salvation of the 400 million Black people of the world. And the DAY when I forsake my people; may GOD Almighty say, “there shall be no more life for you”.

I unequivocally rejected the racist assumption of much white American Christianity. Namely that God had created the black man inferior. And that he intended Negroes to be a Servant class, heavers of wood and drawers of water. Well I predicated my view of man on the doctrine of E Margo de E “all men regardless of color are created in the image of GOD”. From this premise come the equality of all men and brotherhood of all men. The Biblical injunction of Acts reminds us that He created of one blood all nations of men to dwell on the face of the earth and is most interested in brotherhood than with ones own race. Because if Negroes are created in God’s image, and Negroes are Black then God must IN SOME SENSE be Black.

If the White man has the Idea of a white God let him worship his God as he desires. We have found a new ideal. Because God has No color, and yet it is HUMAN to see everything through ones own spectacles, and since the white people have seen their god thru their white spectacles, we have only now started to see our God thru our own Spectacles.

But we believe in the God of Ethiopia, the everlasting God; God the Father, God the Son, God the Holy One, the one God of all the Ages; that is the God of whom we believe but we shall worship HIM thru the spectacles of Ethiopia.

For two hundred and fifty years we have struggled under the burden and rigors of slavery. We were maimed, we were brutalized, we were ravaged in every way. We are men, we have hopes, we have passions, we have feelings, we have desires just like any other race. The cry of race all over the world, of Canada for the Canadians, of America for the Americans, Of England for the English, of France for the French or Germany for the Germans; do they think it unreasonable that we the Blacks of the world should raise our cry Africa for the Africans?

The Negro is a MAN; we represent the New Negro. His back is not yet against the wall, we do not want his back against the wall because that would be a peculiar and desperate position. We do not want him there. It is because of this we are asking for a fair compromise. Well the Belgians have control over the Belgian Congo, which they cannot use. They have not the resources to develop, nor the intelligence. The French have more territory than they can develop, there’s certain parts of Africa in which they cannot live at all. So it is for YOU to come together and give us a United States of Africa. We are not going to be a race without a country. God never intended it and we are not going to disappoint God’s confidence in us as Men. We are Men, human beings, capable of the same acts as any other race. Possessing under fair circumstances the same INTELLIGENCE as any other race. Now Africa’s been sleeping. Not dead, only sleeping. Today Africa is walking around not only on our feet but on our brains. You can enslave us for some 300 years, the bodies of men, you can shackle the hands of men, you can shackle the feet of men, you can imprison the bodies of men, BUT YOU CANNOT SHACKLE OR IMPRISON THE MINDS OF MEN.

Rise up Black Men, and take your stand. Reach up black men and women and pull all nature’s knowledge to you. Turn ye around and make a conquest of everything North and South, East and West. And then we you have wrought well, you will have merited God’s blessing, you will become God’s chosen people and naturally you’ll become leaders of the world. And as you bow down to the white man today, so will others bow down to you and call you a race of masters because of the intelligence of your mind and your achievements. No race has the last word on culture and civilization. They do not know what we’re capable of; they do not know what we’re thinking. They’re thinking in terms of dreadnaughts, battleships, airplanes and submarines. You know what we’re thinking about? That is our own private business.

So give us credit for being able to use our minds. And once people are in concept of themselves; determined to use their minds you do not know to what extent they can go. Liberate the minds of men and ultimately you will liberate the bodies of men.

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