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CASTEL TAURO, LA PERLA NON VALORIZZATA DI TAORMINA

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Si potrebbe pensare, similmente a quanto avvenuto col vicino castello di Calatabiano, ad un ampliamento della funivia, magari passando per l’altrettanto stupenda Madonna della Rocca, pochi metri più un basso. Esiste un progetto  di recupero delle strutture murarie dell’intero castello e degli spazi e dei sistemi difensivi con il relativo adeguamento tecnologico, ai fini della fruizione del monumento. Tuttavia ad oggi la struttura rimane priva di interventi e chiusa, nonostante il panorama mozzafiato e l’antichissima storia.

Il castello di Monte Tauro, ubicato lungo la via  per Castelmola a circa 400 mt. sul livello del mare, si erge su una cima con pareti a strapiombo che sovrastano l’intero centro abitato di Taormina.
Secondo le fonti  il primo impianto è risalente al periodo greco precedente alla dominazione araba. Nel corso delle varie dominazioni il manufatto subì ampliamenti e ricostruzioni mantenendo inalterata la geometria trapezoidale e lo schema strutturale, costituito da muri continui in muratura di pietrame misto a cocci. L’interno oltre alle tracce dei percorsi che conducevano agli spalti delimitanti i muri perimetrali con feritoie e merlature di fattura medievale, presenta una scalinata con struttura a ventaglio di collegamento al grande mastio ove insistono i locali delle vecchie segrete ed una cisterna. Dalla sommità di detta struttura si può ammirare l’ampia quinta naturale del versante Jonico delimitata a nord dallo stretto di Messina, a sud dalle pendici dell’Etna e dall’impianto urbano di Catania ed ovest dal sistema montuoso dei Peloritani caratterizzati un insieme di particolari aspetti naturali, naturalisti e paesaggistici di notevole interesse ambientale.
Pur connotandosi come bene di particolare pregio culturale, rappresenta un’importante testimonianza dell’architettura difensiva – militare dei secoli XII e XIII per il versante jonico e ne costituisce un interessante elemento di studio per l’aspetto storico documentario ancora non scientificamente indagato.La posizione strategica ha consentito di resistere a numerosi assedi, si ricorda il lungo assedio saraceno durato due anni dal 904 al 906.
Probabilmente la struttura fortilizia è stata ingrandita e modificata nel corso dei secoli, attorno al mastio da cui si diparte la cortina muraria in pietra arenaria e lavica.
Nel periodo normanno, al fine di evitare un lungo assedio, edificarono all’intorno dell’abitato 22 torri lignee. Lo scopo delle strutture provvisorie era quello di controllare e tagliare ogni possibile rifornimento e contatto con l’esterno. Questa strategia costrinse Taormina alla capitolazione pochi mesi dopo l’inizio dell’assedio. Nel 1134 l’abitato è sottoposto al monastero di S. Salvatore della Placa. Del 1150 si ha notizia riguardo alla presenza di una fortezza “difendevole” edificata sulla sommità di una rocca, sovrastante l’abitato; anche lo storico della dominazione normanna in Sicilia e Italia meridionale, Ugo Falcando, distingue, infatti, l’abitato fortificato dalla fortezza, sorta su di una rupe sovrastante il paese. Durante il dominio di Federico II, il castello di Taormina è governato da un castellano. Risale al 1353 una fonte, la quale distingue il castello della “Mola” da quello di Taormina, definito “inferius”. Al XV secolo si documentano restauri e modifiche alle mura della fortezza.

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