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FESTINI E POLITICA. I MALI DELL’ITALIA

maialipolverini

Il 27 settembre del 2012, Renata Polverini, Presidente della Regione Lazio, una delle maggiori della Repubblica Italiana, firmava a Roma la lettera di dimissioni anticipate, non senza aver prima titubato e tergiversato per giorni. Festini grotteschi,pagati con soldi pubblici destinati al “corretto funzionamento dei gruppi consiliari e al rapporto tra elettore ed eletti”, il casus. E,non a caso, dimissioni firmate nonostante i puntuali e pressanti tentativi di dissuasione da parte dell’ex Presidente del Consiglio italiano, cui la sindacalista romana faceva capo, al secolo Berlusconi Silvio. Non a caso perché, com’è noto in tutto il globo,quest’ultimo risulta sotto processo per vicende altrettanto eclatanti, le serate del Bunga Bunga. Trattasi di balletti più o meno spinti, dove s’indossavano maschere bizzarre, come quella del giudice Ilda Boccassini o di Barack Obama e che si svolgevano con sottofondo i discorsi degli avversari politici, quali Nichi Vendola. Festini grotteschi, dove belle ragazze, alcune minorenni, simulavano rapporti orali con la statua del dio Priapo,il dio dal pene enorme, che non fu accettato nell’Olimpo perché non riusciva a contenere i propri istinti sessuali e che costrinse al sacrificio la ninfa Lotis la quale, piuttosto che cedere alle sue insane voglie, preferì gettarsi nelle acque di un fiume, che si cosparsero di petali di Loto. Non a caso pure perché le serate del Bunga Bunga erano curiosamente simili ai party romani, non solo per la scabrosità,ma pure per il tema: la gloriosa cultura greca. Quella in cui era coinvolto il Presidente della Regione Lazio era stata intitolata Olympus, con tanto di video di presentazione dei personaggi.Escluso Priapo, emerge dalle immagini che c’erano fra gli altri Zeus, Minosse, Eros, Afrodite, Circe e Medusa, dietro le cui maschere si celavano assessori, consiglieri di ogni livello amministrativo, segretari di partito, imprenditori, magnati, principi e principesse. Oltre mille invitati, tutto a spese degli italiani. Infine, a serata inoltrata e a soglia di gradazione alcolica raggiunta, comparvero quelli finiti sui giornali accanto alla Polverini a memoria dei posteri, quelli con la testa di maiale, che cominciarono a palpeggiare le ragazze…

Cosa c’entrano delle feste con i mali dell’Italia? A parte le implicazioni psicologiche, dalle quali inizia ad emergere come il narcisismo, costituisca la grande malattia dell’occidente, va ricordato, prima di ogni altra questione, che molti dei problemi  nazionali, sono specificatamente ascrivibili alla politica dell’ultimo ventennio. Basti pensare alla corruzione diffusa come un cancro, che non ha esentato ad esempio nemmeno la sanità, come dimostrano i ripetuti scandali e i conseguenti costi sproporzionati rispetto ai servizi offerti, a causa di problemi esterni al funzionamento del sistema in sé. Impoverimento dello Stato, dovuto alla disonestà dei dirigenti per larghissima parte, che è un’anomalia rispetto ad altri paesi occidentali e che avvicina la classe politica italiana a quella descritta da Thorstein Veblen nella sua opera “Teoria della Classe Agiata”. Ossia, una classe dirigente d’ispirazione aristocratica più che borghese,predatoria e mossa dal desiderio di ostentare la propria forza con il consumo vistoso. Le indagini della magistratura riguardano anche altre feste, alcune delle quali, non a caso, partecipate direttamente dall’allora premier Berlusconi, accolto come un riferimento. Ad esempio, la festa della cacca, della quale, però, è indecoroso elencare i dettagli, anche in chiave satirica. Si rinvia alle tv, ai siti e ai giornali che sul gossip hanno costruito il proprio successo, la maggior parte dei quali non a caso, di proprietà dello stesso Berlusconi.

Ed è qui che vanno ricercate le cause dell’anomalia del nostro paese, unico al mondo in cui l’industria culturale, di cui scrivevano Horkheimer e Adorno, ha superato la dimensione funzionale al capitalismo ed è giunta direttamente alla guida dello Stato. Industria culturale che è fatta di grandi gruppi mediatici privati che, tramite l’overdose di spot, gossip, veline e calciatori, promuovono un immaginario collettivo sganciato dalla vita reale, specie dai problemi della gente povera. Un immaginario dove tutto ciò che potrebbe mettere in discussione la reality della classe agiata, è ridotto a barzelletta, dolore compreso, facendo perdere consapevolezza,prima che della dimensione politica, dei misteri fuori nell’universo e dentro di noi. Un immaginario che stimolando il desiderio continuo di beni, risponde ad un’istanza legata agli istinti, che causa un profondo narcisismo. Una regressione a stadi di sviluppo infantile, che limita l’empatia umana e che impedisce al pensiero di andare oltre la ricerca del godimento immediato. E ciò al fine di aumentare la produttività e le vendite oppure, come accade in Italia, per ridurre il numero di voti da comprare per vincere le elezioni.

 

di Maurizio Parisi

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