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COME SI FORMA IL PENSIERO. L’EMPATIA PRIMA E OLTRE LA RAGIONE

EMPATIA

Un gruppo di scienziati italiani, afferenti all’università di Parma, affermano di avere individuato nei neuroni specchio, situati in aree cerebrali connesse al movimento, il luogo dell’empatia, perché un gruppo di neuroni, detti neuroni specchio, si attivano non solo quando siamo noi a compiere un’azione, ma anche quando osserviamo un nostro simile compiere una medesima azione. Tuttavia, l’uso che si farà del termine empatia, muove in primo luogo dal termine greco sympatheia, utilizzato ben prima dello sviluppo delle neuroscienze da filosofi quali ad esempio Adam Smith e David Hume, e prima ancora dai filosofi antichi onde designare l’interconnessione che anima l’universo.

L’empatia, dandoci la possibilità di sperimentare gli opposti, svolge una prima funzione cognitiva. Nell’intuizione che nasce dalla dialettica fra sensazioni ed empatia, le sensazioni acquistano oggettività e ciò genera la consapevolezza, che precede e rende possibile il pensiero. Comprendere significa che nella consapevolezza conoscente e conosciuto sono uno. Di per sé, il ragionamento attiene alla memoria, mentre qualsiasi linguaggio, per quanto utile, è metaforico e storicamente determinato nella semantica, cosi come nella grammatica e nella sintassi. Questa funzione mediatrice corrisponde a quella che Adam Smith denominava simpatia, ma che equivale alla pura e semplice capacità di mettersi nei panni dell’altro, senza necessariamente condividerne le sensazioni e permettendoci anche di godere sadicamente del dolore altrui.

La natura umana non è fatta, tuttavia, solo d’istinti aggressivi, anzi il successo dell’umanità è quello dello sviluppo della socialità più di qualsiasi altra specie. L’empatia, oltre a sviluppare la consapevolezza, possiede un contenuto affettivo proprio e originario, così come aveva sostenuto Hume,utilizzando anch’egli, in maniera più appropriata, il termine simpatia. Alla funzione conoscitiva si accompagna la capacità di percepire le stesse sensazioni dell’altro, come se l’esperienza si trasmettesse. Ciò determina lo svilupparsi della dialettica fra istinti e simpatia ed è questa dialettica che costituisce lo spazio della nostra libertà. La morale non si genera da precetti astratti,ma come un allontanarsi dagli istinti per via della simpatia, senza che questo distacco possa mai completarsi poiché la discontinuità rispetto al mondo opera già a livello della volontà, tramite la simpatia, cioè ancora volontà.

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