4shared

L’EPIGENETICA, VERSO UN NUOVO MODO DI CONSIDERARE L’AMBIENTE

MorselliRitrattoLamarck

Quando si considera l’ambiente, l’errore che spesso si fa è vederlo esclusivamente come un oggetto. Ma la natura non è solo ciò che utilizziamo per esistere, perché la materia che la forma è la stessa che ci costituisce. Basti pensare ai disastri nucleari, come quello di Fukushima, tristemente emblematici perché evidenziano da un lato come la potenza della natura resti superiore a qualsiasi tecnologia, e dall’altro come la natura sia la nostra casa originaria. Fra quelle forze immani si annida un fragile ecosistema, di cui noi stessi siamo espressione, pure se ce ne accorgiamo solo quando siamo costretti ad evacuare le zone contaminate, per non subire mutazioni genetiche.
Il nostro corpo è in relazione continua con l’ambiente, come confermano gli studi di epigenetica, in base ai quali l’ambiente può determinare una diversa espressione del genoma, provocando l’attività di alcuni geni e la quiescenza di altri, senza modificare la struttura del DNA. I cambiament epigenetici si conservano nella divisione cellulare, durante la vita di un organismo e, come sosteneva Lamarck, potrebbe essere possibile che qualora una mutazione epigenetica sia coinvolta nella riproduzione, venga ereditata dalla generazione successiva.
Forse mai come nella moderna società liquida occorre un senso, ma la scienza, in quanto tecnica, non può mettere in discussione se stessa, mentre la religione, almeno quella monoteista, si caratterizza storicamente per la volontà di sottomettere la natura. Eppure, come scriveva Giacomo Leopardi, la natura, per quanto possa essere crudele, è madre. Solo se l’uomo si  accetterà né come figlio di un dio personale, né come mediatore del nulla, ma come avvolto nella natura, insieme a tutti i mondi che formano l’infinito universo, si può sperare in una sincera responsabilità rispetto al prossimo.

di Maurizio Parisi

Leave a Comment

Current month ye@r day *