4shared

CINICO E’ UN INSULTO?

imagesCAER5885

Cercando la parola cinico nei vocabolari moderni si legge: comportamento di impudente ostentazione di disprezzo verso tutto ciò che è nobile e ideale,  agire in maniera amorale, senza sensibilità, utilitaristica, guardando prettamente alle cose materiali e tangibili. Esempio, muore un parente e non si lavora perchè c’è il funerale, ma quello è il giorno di stipendio, il cinico in senso moderno direbbe: prima andiamo in ufficio perchè io devo prendere lo stipendio.

In realtà anticamente i cinici erano i seguaci della scuola filosofica fondata da  Diogene di Sinope. Il nome potrebbe derivare o dal Cinosarge, l’edificio che fu la prima sede della scuola, o dalla parola greca κύων (kuon – “cane”) – soprannome di Diogene, che ne fu anche l’esponente più importante – o forse appellativo che gli fu dato in senso dispregiativo dalle correnti filosofiche avversarie. Sembra infatti certo che la parola “cane” sia stata affibbiata ai primi cinici come insulto per il loro sfacciato rifiuto dei costumi tradizionali e per la loro decisione di vivere in strada. Diogene, in particolare, era additato come il Cane, una definizione nel quale il filosofo si crogiolava affermando che “gli altri cani mordono i loro nemici, io mordo i miei amici per salvarli”

I cinici professavano una vita  autosufficiente (l’autosufficienza del saggio, condotta fino all’assoluta indipendenza dal mondo esterno, secondo il termine greco autàrkeia, ovvero autarchia, capacità di detenere il totale controllo su se stesso) e ritenevano che la felicità consistesse nell’essere indifferente ai bisogni se non quelli necessari per vivere, per questo il concetto di virtù assunse un nuovo significato di una vita vissuta secondo natura.

  1. Il cinismo intende contrastare le grandi illusioni dell’umanità, ovvero la ricerca della ricchezza, del potere, della fama, del piacere che considera vane di fronte al divenire della natura e tali da rendere impossibile una pacifica convivenza della specie umana.
  2. Il cinismo ricerca la felicità, una felicità che sia vivere in accordo con la Natura, alcune concezioni sono in comune con il Taoismo e le filosofie orientali
  3. Il cinismo esalta la autarchia cioè l’autosufficienza dal sistema economico.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Diogene di Sinope, fu coevo di Platone e definito da questi come “il Socrate pazzo”. Non scrisse nulla perché la sua filosofia coincideva con la vita, giunta fino a noi tramite la “Vita dei filosofi” di Diogene Laerzio di cui si riportano alcuni passi.                   Durante il giorno andava in giro con la lanterna accesa dicendo: “Cerco l’uomo”. Secondo alcuni fu il primo a raddoppiare il mantello per la necessità anche di dormirci dentro, e portava una bisaccia in cui raccoglieva le cibarie;in un primo tempo si appoggiava al bastone solo quando era ammalato, ma successivamente lo portava sempre, non tuttavia in città, ma quando camminava lungo la strada,insieme con la bisaccia. Si serviva indifferentemente di ogni luogo per ogni uso, per far colazione o per dormirci o per conversare. Mentre faceva colazione nella piazza del mercato, la gente che gli era intorno ripeteva: “Cane” e Diogene: “Cani siete voi che mi state attorno mentre faccio colazione”. E soleva dire che anche gli Ateniesi gli avevano procurato dove potesse dimorare: indicava il portico di Zeus e la Sala delle processioni. Una volta aveva ordinato ad un tale di provvedergli una casetta; poiché quello indugiava,egli si scelse come abitazione una botte. Fu straordinariamente pronto a rispondere alle domande che gli venivano poste. Catturato dai pirati evenduto come schiavo al suo compratore Seniade disse:“Bada ad eseguire i miei ordini!” E Seniade: “Rimontano i fiumi alle sorgenti”. E Diogene: “Se tu ammalato avessi acquistato un medico, gli obbediresti o gli reciteresti rimontano i fiumi alle sorgenti?”. Seniade, invero, lo comprò e lo portò a Corinto. Qui gli affidò l’educazione dei figli e l’amministrazione domestica. Diogene curò l’amministrazione in ogni riguardo, in modo tale che Seniade andava in giro dicendo: “Un demone buono è venuto a casa mia”. Definì l’avarizia la metropoli di tutti i mali.Interrogato sulla sua patria rispose: “Cittadino del mondo”.Diceva che gli oggetti di gran valore si vendono a minimo prezzo, e viceversa: così una statua è venduta per tremila dracme, un quarto di farina per due centesimi. Andava gridando ripetutamente che gli dei hanno concesso agli uomini facili mezzi di vita, ma anche, tuttavia li hanno tolti dalla vista umana, perché essi cercano focacce con miele,unguenti e simili. Diceva che l’inintelligenza degli sforzi necessari è la causa dell’umana infelicità e che gli uomini gareggiano nel darsi stoccate a vicenda e nello spararsi calci l’un con l’altro, ma nessuno gareggia per diventare buono enobile d’animo. Perciò ad un tale che si lasciava calzare dal servo, disse: “Non sei ancora felice se costui non ti soffia anche il naso: verrà la perfetta felicità, quando avrai perso l’uso delle mani”. Definiva il ventre la Cariddi della vita. Una volta vide un giovinetto arrossire: “Coraggio – gli disse – questo è il colore della virtù”. Ad un giovinetto tutto adornato che gli rivolse una domanda, disse che non avrebbe risposto se prima denudandosi non gli avesse mostrato se fosse donna o uomo. Definiva le Etere regine dei re, perché i re fanno tutto ciò che vogliono le etere. Sosteneva che nulla si può ottenere nella vita senza esercizio, anzi che l’esercizio è l’artefice di ogni successo. Lo stesso disprezzo del piacere per chi vi sia abituato è cosa dolcissima. Chi gli disse che il vivere è un male fu così da lui corretto: “Non il vivere, ma il viver male”. Egli diceva che tutti gli elementi sono contenuti in ogni cosa e pervadono ogni cosa: così per esempio e nel pane v’è carne e nella verdura v’è pane, perché in tutti i corpi semplici e frugali attraverso invisibili pori penetrano particelle e diventano vapore. Si meravigliava dei matematici che guardavano al sole e alla luna e non vedevano la realtà sotto i loro occhi. Definiva “bile” la scuola di Euclide, la conversazione di Platone “perdita di tempo”.Una volta scorse Platone che in un ricco convito toccava soltanto olive e disse: “Come mai tu, filosofo che navigasti in Sicilia proprio a causa di siffatte mense, ora che ti sono imbandite non ne godi?” E lui di rimando: “Ma per gli dei, o Diogene, anche là mi cibavo di olive e di cose del genere”. E Diogene: “Poiché dunque andare a Siracusa? Forse l’Attica non produceva olive?”. Un’altra volta mentre mangiava fichisecchi incontrò Platone e l’invitò ad assaggiarli. Platone prese e mangiò, e Diogene: “Avevo detto di assaggiarli, non di divorarli”. Diogene una volta gli chiese del vino e,contemporaneamente, fichi secchi. Platone gli mandò un’anfora piena di vino, e lui: “Se uno ti domanda quanto fa due più due, risponderai venti? Così né dai nella misura in cui ti si chiede né rispondi a quel che ti si chiede”. Durante un ricevimento offerto da Platone ad amici che venivano da Dionisio, Diogene calpestando i suoi tappeti disse: “Calpesto la vanagloria di Platone”. Qualcuno gli fece rilevare che mentre egli era solito chiedere, Platone non chiedeva. E Diogene: “Anche lui chiede, ma avvicinando il capo, si che gli altri non capiscano”. Discorrendo Platone intorno alle idee e usando “tavolità” e “coppità” invece di“tavola” e “coppa”, Diogene disse: “Io, o Platone, vedo la tavola e la coppa; ma le idee astratte di tavola e di coppa non le vedo”. Pregandolo Egesia di prestargli qualcuno dei suoi scritti: “Sei sciocco, Egesia – disse Diogene – i fichisecchi li preferisci reali, non dipinti, ma la tua pratica di vita vuoi farla sui libri e non nella realtà quotidiana”. A chi gli rimproverava l’esilio rispose: “Ma è per questo, o disgraziato, che mi diedi alla filosofia”. Diceva di imitare gli istruttori dei cori: questi infatti danno il tono più alto, perché tutti gli altri diano il tono giusto. Si narra anche che Alessandro il Macedone abbia detto che se non fosse nato Alessandro, avrebbe voluto nascere Diogene”. Trovava da ridire sulle preghiere degli uomini,osservando che essi non chiedono i veri beni, ma ciò che a loro sembra bene. Una volta vide una donna che supplicava gli dei in atteggiamento piuttosto sconveniente. Desiderando liberarla dalla superstizione le si avvicinò e le disse: “Non pensi, o donna, che il dio può stare dietro di te, poiché tutto è pieno della sua presenza, e che tu debba vergognarti di pregarlo scompostamente?”. Pregandolo gli Ateniesi perché diventasse iniziato e ripetendogli che gli iniziati ottengono nell’Ade un posto privilegiato, Diogene disse: “Sarebbe ridicolo se Agesilao ed Epaminonda dimoreranno nel brago e persone di nessun conto, ma iniziate, vivranno nelle isole dei beati”. Ad un altro che discorreva di fenomeni celesti, replicò: “Da quanti giorni sei venuto giù dal cielo?”. In un modo simile rispose ad un tale che sosteneva che non esisteil movimento: si alzò e si pose a camminare. Si tramanda che Diogene sia morto all’età di novanta anni circa. Diverse versioni corrono sulla sua morte.Una dice che egli dopo aver mangiato un polpo crudo fu preso dal colora e morì. Secondo un’altra, egli morì volontariamente trattenendo il respiro. Questa versione ricorre anche in Cercida di Megalopoli, il quale si esprime nei suoi Meliambi: non più, egli che un tempo fu cittadino di Sinope, celebre per il suo bastone, per il doppio mantello e per il vivere all’aria aperta, ma se ne andò al cielo,premendo il labbro contro i denti. I cittadini ornarono il suo sepolcro con statue di bronzo, su cui scrissero questi versi:anche il bronzo cede al tempo e invecchia, ma la tua gloria,o Diogene, rimarrà intatta per l’eternità, poiché tu solo insegnasti ai mortali la dottrina che la vita basta a se stessa e additasti la via più facile per vivere .

 

Leave a Comment

Current month ye@r day *